"Oubliez pas le flashlight!". Così ci salutava scherzosamente François Giner, il francese che ha ideato Bodidei Camp. E' un affezionato amante della Arnhem Land. Nonostante sia doveroso parlarvi di lui non saprei se cominciare dall'uomo Giner o dalla sua Bodidei e il suo ambiente. Quest'uomo e quest'ambiente hanno una caratteristica che li accomuna più di ogni altra: è più facile raggiungerli che congedarsene! L'uomo ha un cappello Akubra, un sorriso accattivante, la stessa flemma e sicurezza ostentata da Paul Hogan quando interpretava Crocodile Dundee, incantandovi con alcune note di dijeridoo o uno dei mille racconti di un ventennio trascorso tra Australia, Asia e Oceania. La terra è il cuore del Top End, il mistico legame tra gli aborigeni e le tradizioni che lottano con il quotidiano per sopravvivere e tramandarsi intatte, la casa di coccodrilli, canguri, serpenti e bufali acquatici protagonisti di una mistica catena millenaria.
La vita che François conduce nelle Arnhem Land è piena e sauvage, ci ricorda la versione più sicura dei safari perduti dell'Africa di Hemingway. Il campo in cui ho soggiornato era raggiungibile in Cessna da Darwin (più o meno settecento chilometri) o da Katherine (circa quattrocento) con un fuoristrada 4x4, un buon primo approccio con quelle sperdute realtà.
Il campo in cui ho soggiornato, per dieci persone, era la versione in chiave ecologica di un cinque stelle. Dentro offriva ogni tipo di comfort. Una sorgente permanente e l'ombra odorosa degli eucalipti creavano una sorta di anfiteatro naturale per le strutture fisse, composta da 6 tende con comodi lettini e zanzariere (veramente non necessarie), 4 servizi e addirittura docce con acqua calda. C'era addirittura una silenziosa lavastoviglie messa in moto da un gruppo elettrogeno.
Il campo era ovviamente provvisto di pista d'atterraggio, che oltre ad un ovvio e pratico punto di sbarco e partenza per i visitatori viene messo a disposizione per i Flying Doctor Service, i famosi "Dottori Volanti".
Tutto il resto è pura amicizia e natura. Ogni giorno, in base alle stagioni ed alle condizioni locali, vengono organizzate escursioni nel bush e visite alle zone sacre degli aborigeni, dove è possibile visionare numerose pitture rupestri ultra millenarie. Se decidete di visitare l'Arhnem Land non dimenticatevi assolutamente un buon binocolo. Vi aiuterà nell'osservazione delle variegate specie animali che popolano la zona (più di duecentocinquanta!). Importante anche imparare dalle guide a riconoscere i segreti della flora locale e come imparare a cibarsene per evitare spiacevole conseguenze.
Durante il nostro soggiorno abbiamo partecipato ad un corroboree, ovvero una festa aborigena, ma penso che in un posto meraviglioso come questo sia sufficiente anche una tranquilla serata accanto al fuoco per sentirsi totalmente a tu per tu con la natura.
Se il canto petulante del Kulaburra era la colonna sonora delle nostre sveglie mattutine, toccava ai dialoghi attorno al fuoco accompagnarci piacevolmente in una notte di sogni animati da bush ed esplorazioni. Con François si parlava Francese, ma la lingua non contava troppo quando i dialoghi nascevano da emozioni comuni e gli incontri con aborigeni si trasformano da circostanza turistica a puti momenti di scambio culturale.
Arrivato il momento del congedo, fortunatamente ci siamo ricordati dei... Flashlight!
Abbiamo lasciato François in procinto di partire con i suoi amici del clan per qualche meta imprecisata del Bush.
"E' un peccato che non possiate venire...", ci dice prima di lasciarci. Le piscine naturali di Klikimara e le sue pitture rupestri o la zona rocciosa del Kotpela? Chissà quale sarebbe stata la sua meta!
Riceviamo un decalogo: alcuni buoni motivi per tornare a visitare Arnhem Land. Un motivo in più che ci invoglia a ripetere questa esperienza.
